Storia di una promessa mantenuta

Come Fede e Luce mi ha guidata nell’esperienza dell’affido.
Storia di una promessa mantenuta
(foto archivio Ombre e Luci)

Mi è capitato spesso, soprattutto in una certa fase della vita, di trovare strade in salita, salite ripide, faticose, non occasionali ma di quelle che ti fanno dubitare della risorsa più preziosa: te stesso. È stato allora che ho avuto la grazia, la fortuna e forse anche il talento di avere persone attorno a me, soprattutto l’amico del cuore, benedetto amico del cuore, ma non solo lui. E allora ha ragione Enrico, un altro amico, quando dice che se Giulietta avesse avuto un’amica la storia avrebbe avuto un altro finale. Insomma, in qualche passaggio cruciale mi sono salvata solo perché qualcuno ha creduto in me e anche su quella fiducia ho costruito la mia.

A un certo punto ho maturato il desiderio di poter ricambiare, ho promesso a me stessa che “da grande” se qualcuno avesse avuto la sensazione di non avere riferimenti intorno a se, incontrandomi avrebbe potuto smentire questa convinzione. Ho promesso che se qualcuno avesse avuto bisogno di una sosta, io mi sarei fermata lì, accanto. Non per esprimere punti di vista ma solo per esserci.

Quel “da grande” evidentemente è adesso perché per puro caso è arrivata l’esperienza dell’affido. Affido part-time di un adolescente di 13 anni per me che non sono sposata, non ho fratelli, figli o cugini, per me che vengo da una famiglia tutta al femminile! Ma da ragazzina avevo promesso e non posso certo sottrarmi.

Non è un ragazzino di tante parole ma mentre usciva dall’auto una cosa l’ha detta “Bello dove siamo stati oggi”

L’ho incontrato per la prima volta a gennaio, ed ero inquieta perché sapevo che la prima impressione reciproca sarebbe stata decisiva. E infatti è stato così; mi è stato subito simpatico e mi faceva sorridere il suo guardarmi con la coda dell’occhio mentre mi stava seduto accanto in presenza degli assistenti sociali. Nelle settimane successive i primi incontri solo lui ed io e quella strana sensazione di trovarmi davanti una piccola scatola semivuota, un contenitore con dentro solo le cose essenziali. Piano piano metteremo cose, posti ed esperienze dentro questa scatola e forse anche lui un giorno sentirà il desiderio di ricambiare con altri.

Ma perché raccontare questo qui? Perché Fede e Luce è una parte importante della mia vita e, necessariamente, chi passa da me si trova a dover passare dalla comunità.

È arrivato il giorno dell’incontro a Carugate; ho avvisato della sua presenza senza troppe spiegazioni ma con mille timori in cuor mio perché non sapevo bene cosa aspettarmi. Non potrò mai dimenticare quella giornata, sembrava che lo stessero aspettando per coinvolgerlo in tutti momenti, il cerchio, i giochi, i canti, la visita in oratorio, senza ostentazioni, senza proclami e poi a fine giornata la promessa di rivedersi. Ancora una volta ho sperimentato la bellezza delle nostre comunità, la naturalezza dell’accoglienza, quella vera, quella che non ti chiede nulla in cambio, neppure la gratitudine.

Ma la parte più bella è arrivata alla fine di una giornata stancante quando l’ho riportato nella struttura che lo ospita insieme alla sua famiglia; non è uno di tante parole però mentre usciva dall’auto ha avuto un attimo di esitazione e di silenzio e poi una cosa l’ha detta: “Bello dove siamo stati oggi!”.

A.A.

A.A.

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