È avvenuto il 23 aprile u.s. l'ultimo drammatico avvenimento nel mondo dell'handicap.
Sul giornale il titolo è brutale: Madre annega i due figli.
Erano autistici.
L'effetto è raggiunto: chi legge resta senza fiato.
Ecco bisognerebbe restare a lungo senza fiato dopo una notizia simile e rispettarla almeno con il silenzio.
Tacere: non farne chiacchiere sul bar e sull'autobus. non dilungarsi in recriminazioni e compianti, non improvvisarsi psicologi e giudici additando circostanze e colpevoli, non abbandonarsi ad inutili lamenti.
Inutile e particolarmente indelicato ricercare- per pura curiosità - particolari e ulteriori svolgimenti della vicenda.
L'unico segno della nostra umile partecipazione dovrebbe essere il silenzio.
Il silenzio non vuol dire ignorare o sottovalutare o dimenticare. Mi sembra invece che il silenzio aiuti in questi casi a riflettere sul serio, a pensare per esempio a quante volte abbiamo contribuito anche noi a far si che queste tragedie avvengano.
Basta distrarsi davanti alla sofferenza di chi ci è vicino, o non denunciare ad alta voce il sopruso contro chi non può difendersi,o negare compagnia e amicizia a chi ne ha bisogno come del pane, o mostrare insofferenza per qualcuno che in classe o in chiesa si agita troppo o grida...
In questi tempi difficili, in cui sembra lecito diminuire gli interventi di solidarietà per il timore di intaccare il nostro consolidato benessere, lasciamo al giudici, ai medici, ai preti il loro difficilissimo compito e proviamo davvero a conservare in vicende tanto dolorose il pudore del silenzio e della riflessione.
Pennablù, 2010