Se lo diceva Coco Chanel...

“Sereni ed eleganti»: così, durante un soggiorno presso Il Chicco, la comunità de L’Arca di Ciampino, Jean Vanier descrisse i ragazzi incontrati...
Se lo diceva Coco Chanel...

“Sereni ed eleganti»: così, durante un soggiorno presso Il Chicco, la comunità de L’Arca di Ciampino, Jean Vanier descrisse i ragazzi incontrati. Ne percepiva sicuramente una naturale grazia e semplicità, ma affiancando quei due aggettivi (da uno come Vanier che non badava certo alle apparenze), suggeriva anche che la cura dell’aspetto esteriore, per sé stessi o per chi non può prendersi cura di sé, non è affatto questione secondaria perché è uno dei modi in cui raccontiamo il nostro essere al mondo, e il come ci stiamo. Insegnare e promuovere la cura della propria unicità e bellezza è il primo passo per combattere i tanti pregiudizi con cui viene comunemente pensata e rappresentata la persona con disabilità: è malata, non può progredire con lo studio, non ha bisogno di lavorare, di spostarsi liberamente, di pregare, di innamorarsi, non è in grado di rendersi autonoma, di piacere e non importa come si veste... perché la sua sarà comunque una vita infelice. Pensieri generici, elementari e profondamente sbagliati che non riconoscono la complessità e le possibilità della persona con disabilità. Pregiudizi che la escludono quando invece, esattamente come tutti, «per costruirsi, ha bisogno non solo di esistere ma anche di appartenere ad una comunità», come ha scritto papa Francesco nel messaggio inviato in occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità. Ora finalmente alcune convinzioni che temevamo granitiche si stanno sbriciolando. Ce ne accorgiamo anche dagli stimoli che un mondo effimero ed esclusivo come quello della moda – a cui è dedicato il focus di questo numero – accoglie e rilancia proprio sulla disabilità. Stimoli con un indiscutibile valore simbolico che aiuteranno, speriamo sempre più, a superare rigidi e dannosi canoni di bellezza, scoprendo – come diceva Coco Chanel – che «per essere unici bisogna essere diversi». Una via per uscire finalmente dal cono d’eclisse dello stigma legato alla disabilità, alla conquista del proprio posto nel mondo.

Cristina Tersigni

Cristina Tersigni

Classe 1969, nel 2003 Mariangela Bertolini le chiese di collaborare per lo speciale su Fede e Luce: Cristina era nel Consiglio Nazionale dell’associazione ed era un utile tramite tra le comunità…

Leggi di più →

In totale 349 autori hanno collaborato con Ombre e Luci.

Lascia un commento

Il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione della redazione. L'email non verrà pubblicata.

← Torna al Magazine