Quel che (a volte) serve per farsi capire

Benedetta è agitatissima per un piccolo incidente casalingo che ha riguardato sua nonna.
Quel che (a volte) serve per farsi capire

Io mi sono arrabbiatissima. Ho detto tante parolacce. E ho pure urlato. Ho protestato tanto. Perché? Perché mia nonna è caduta per terra e io proprio non volevo! No! Capito? Mentre papà e mamma la tiravano su perché era caduta io dicevo le parolacce perché non volevo vedere nonna che si era fatta male per terra. Siccome nonna è caduta la notte tardi, quando stavamo tutti a dormire, io urlavo che adesso voglio andare a scuola la notte e non la mattina! Però papà mi ha detto che sono stata brava perché mentre lui la faceva alzare sono stata io, in persona, personalmente io, proprio, a mettere la poltrona di nonna vicina così si è potuta sedere. Però dicevo le parolacce pure mentre spingevo la poltrona che è pure pesante ma io sono molto forte.

Per tanti giorni non sono andata da nonna che abita accanto a me. Mi sono solo affacciata di nascosto, tanto nonna non vede perché è cieca, per vedere se era seduta e la salutavo da lontano. Perché lei non si è alzata per 5 giorni ma poi si è alzata e si appoggia sempre al carrello. Sono venuti pure 2 dottori e io mi sono arrabbiata tantissimo perché non voglio proprio che nonna sta male. E ho detto tante parolacce pure quando sono venuti i dottori. Papà mi ha sgridato e mi ha detto che io non devo dire le parolacce, neppure se sono arrabbiata. E allora io gli ho detto una parolaccia pure a lui, tante parolacce pure a lui, perché quando dico le parolacce io sono più contenta perché le so dire proprio bene e poi mi sento bene.

Quando mi arrabbio dico sempre “e che c***o, v********o, s*****i tutti”. Poi dico pure altre parolacce che mi vengono ma soprattutto queste. E io le dico pure se mi dicono che non si devono dire. Chissenefrega proprio! Se mi arrabbio e ci sono le cose che non mi piacciono io le dico! Punto e basta. Però poi a nonna ho detto che le parolacce non erano a lei. Erano perché non doveva cadere e non doveva farsi male perché io non voglio e mi dispiace tanto. Le parolacce si dicono perché è importante e così ti capiscono quando vuoi dire una cosa.

Benedetta Mattei

Benedetta Mattei

Nata a Roma il 1 gennaio 2004, Benedetta Mattei frequenta il primo anno all’Istituto alberghiero “Gioberti” a Trastevere, con l’obiettivo di lavorare come receptionist e cameriera. Sfruttando le sue…

Leggi di più →

In totale 349 autori hanno collaborato con Ombre e Luci.

Lascia un commento

Il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione della redazione. L'email non verrà pubblicata.

← Torna al Magazine