Problematiche dell’età evolutiva: incontrarsi sul Dojo

Secondo il neuropsichiatra Mark Palermo e il maestro di karate, Massimo di Luigi, il Dojo è un ottima strada per affrontare alcune problematiche dell’età evolutiva e adolescenziale — come l’ADHD, l’autismo, le fobie sociali, alcuni disturbi emotivi
Problematiche dell’età evolutiva: incontrarsi sul Dojo
Problematiche dell’età evolutiva Incontrarsi sul Dojo - Ombre e Luci n.97, 2007
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Per affrontare alcune problematiche dell’età evolutiva e adolescenziale — come l’ADHD, l’autismo, le fobie sociali, alcuni disturbi emotivi, aggressività e comportamenti di esternalizzazione — Mark Palermo e Massimo di Luigi, rispettivamente neuropsichiatria e maestro di karate 7° DAN, indicano una strada nel Dojo, la palestra del karate e ce ne spiegano il motivo.

Le competenze utilizzate e sviluppate nel karate sono molto affini a quelle necessarie ad una vita di relazione con il mondo e con sé stessi.

Principio fondamentale è quello per il quale l’azione compiuta e gestita nel karate comporta l’applicazione di competenze motorie ma anche sociali e cognitive. Competenze che coinvolgono a pieno il pensiero, come formare l'equilibrio posturale e mentale, migliorare la capacità di inibire comportamenti, modificare una sequenza di pensiero o di comportamento, migliorare le capacità attentive, apprendere il rispetto degli altri, dei turni e della frustrazione.

Gli allievi sono individui che agiscono in modo relativamente autonomo pur avendo un punto di riferimento unico autorevole, il sensei (maestro); l’ambiente è relativamente privo di distrazioni; l’abbigliamento è identico per tutti fatta eccezione per il colore della cintura che rappresenta un elemento di forza, coraggio, rispetto.

Il confronto avviene finalmente in base a valori di rispetto, competenza e capacità e non su simboli di dubbio valore. La responsabilità del bambino nei confronti del gruppo è minima per quel che riguarda il risultato sportivo: si evitano così la possibile esclusione o isolamento da parte del gruppo se il piccolo praticante “non rende”. Questa attività può divenire un elemento di normalizzazione utile a diminuire lo stress familiare e un momento di fortificazione dell’autostima di chi vi è coinvolto.

Dove possibile l'intervento è rivolto anche ai genitori e agli insegnanti di questi bambini: l'intento è quello di promuovere un maggiore autocontrollo nell'adulto, per facilitare la gestione calma, efficace, autorevole del comportamento del bambino.

Ma, ancora più importante, rappresenta la creazione di uno spazio di gioco comune tra genitori e figli, uno spazion fisico e tangibile e non virtuale, che ricrei, se necessario, una “gerarchia” fondamentale in seno alla famiglia. Il bambino può così non temere, ma ammirare e interiorizzare come modello l’abilità e la forza paterna o materna. Si evitano così situazioni di delega terapeutica o gestionale dei comportamenti o degli apprendimenti dei figli.

Il karate non potrà certo sostituire da solo altri interventi tradizionali ma può costituire un buon affiancamento di questi e, ove possibile, sostituirli nel tempo. L’offerta del metodo e di un modello rigoroso con una forte disciplina morale, ben coltivato, può divenire un costante tratto della persona, facilitandole l’indirizzo del proprio pensiero e delle proprie azioni.

(Per maggiori informazioni potete consultare i siti associazioneaifa.it e voshokan.it)

Adhd e karate: la ricerca

Per verificare l’efficacia del karate (complessa attività psicomotoria che migliora le capacità esecutive e di auto-regolazione) per facilitare il controllo di comportamenti di esternalizzazione (sintomo frequente nell’ADHD), sono stati studiati 16 bambini con età variabili tra gli 8 e i 10 anni, rientranti nei criteri diagnostici del disturbo oppositivo-provocatorio. Otto di questi sono stati assegnati in modo casuale ad un programma di karate wa do ryu di 10 mesi, mentre gli altri 8 bambini non hanno ricevuto alcuna forma di intervento. I bambini hanno lavorato in una classe di karate più ampia, composta da coetanei con evoluzione normale. Alla fine del training, è stato rilevato un punteggio relativo al temperamento migliore nel gruppo che aveva svolto l’attività. Il karate, quando impostato in modo appropriato, può essere un utile coadiuvante nei programmi multimodali finalizzati alla riduzione del comportamento esternalizzante.

Redazione

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