Primo campeggio Fede e Luce

Un campeggio per scoprire una nuova forma di vita: amicizia, autonomia e spiritualità
Primo campeggio Fede e Luce
Foto di Fia Yang su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 40 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Lo scopo del campeggio era: dimostrare che tra la vita in famiglia e la vita in un centro speciale, c’è un’altra possibilità: quella di una vita con gli amici.

La preparazione è stata lunga e dettagliata. Innanzitutto: trovare la casa. Un’amica di Fede e Luce, mamma di quattro bambini, ci è venuta incontro offrendoci per il mese di luglio la sua bellissima casa ad Alfedena, in Abruzzo. Dieci letti, una cucina, tre bagni, un salone con caminetto, un gran giardino dove potevamo piantare cinque tende per gli amici e qualche ragazzo più autonomo. Casa situata al centro del paese, con tutte le necessità di prim’ordine, compresa la farmacia, il medico, i negozi…

Poi, chiedere agli amici se e chi voleva partire con noi per una, due o tre settimane. In quindici hanno aderito. Così abbiamo deciso, — noi adulti eravamo in tre (una mamma, una suora medico, un giovane sacerdote) — che potevamo invitare da 7 a 8 ragazzi handicappati, per essere sempre nella proporzione di due amici per un ragazzo; abbiamo anche cercato di non mettere nella stessa settimana dei casi troppo difficili.

Abbiamo poi cercato insieme di fissare uno scopo preciso per ogni giornata, organizzandoci in modo tale che, alla fine di ogni settimana, ognuno avesse potuto — nei limiti del possibile — fare un piccolo progresso.

Avevamo orari precisi, turni di preparazione per le veglie, la spesa, i servizi, le attività, i giochi per esercitare il corpo o l’intelligenza, passeggiate durante le quali chi cammina bene aiutava i meno «esperti».

Alla fine di ogni settimana c’era la festa: travestimenti improvvisati, giochi, canti, cibi cotti alla brace intorno al fuoco…

Tutto è andato bene: tanto bene che è difficile trovare cosa è andato male. Certo, avremmo potuto andare a letto più presto per essere più svegli il giorno dopo; ci sono mancati degli amici più adulti per alcune necessità un po’ delicate; una scelta di amici handicappati più omogenea di età e di handicap avrebbe facilitato l’organizzazione materiale e la scelta dei criteri pedagogici… Ma sono piccole cose.

Ogni mattina alla messa, o alla sera attorno al fuoco cantando il Padre nostro, abbiamo sentito nel silenzio, la presenza misteriosa di Dio in mezzo a noi. Di questo e di tutto il resto ancora oggi, grazie Signore!

Mariangela Bertolini


Mariangela Bertolini

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, con una grave disabilità. È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e…

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