Porta sfortuna?

Durante un’intervento di sensibilizzazione all’handicap in un liceo, un giovane del quinto anno rifiutò di sedersi su una sedia a rotelle
Porta sfortuna?
Foto di marianne bos su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

L'insegnante del ragazzo mi inviò il ribelle. Pettinato alla “giovane” con un ciuffo di capelli colorati dritti sulla testa, le mani in tasca, lo sguardo sfuggente, mi si avvicina.

- Perché non vuoi provare una sedia a rotelle?
- I miei genitori mi hanno vietato di sedermici.
- Perché?
- Perché porta male.
- Ma… ma, non è altro che un oggetto a quattro ruote, una carriola migliorata, una vetturetta!

Preso alla sprovvista, misuro il peso multisecolare delle credenze, questo valico che separa i genitori di questo giovane dal mondo che noi vogliamo costruire.

Cerco un argomento che lo possa toccare da vicino.

Tu sai che il telecomando della televisione originariamente è stato fatto per le persone handicappate. Tu lo usi e ti porta male?

Niente! Il ragazzo mi ringrazia ma preferisce mettersi da parte mentre i suoi compagni scoppiano a ridere cominciando una partite di calcio in sedia a rotelle.

Questo breve racconto evoca le parole di Gesù ricordando che il cieco non ha peccato, né lui né i suoi genitori. La fede ci insegna che niente è legato alla disgrazia e che il peggiore fardello è quello di credere che uno spirito maligno possa per futili motivi, accaparrarsi persone malate o handicappate. Il giovane che ho incontrato stava attraversando una fase difficile. Mi ha ricordato che è urgente liberare i nostri fratelli uomini da questo pensiero alienante, preistorico, idiota.

Jean Christophe Parisot - Diacono, miopatico, marito e padre di 4 figli, 2016
Tratto da Ombres et Lumière n. 205

Redazione

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