Oltre la famiglia: gli specialisti, gli amici

Oltre la famiglia: gli specialisti, gli amici
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

I protagonisti di questo numero sono: Lelia, Giacomo, Roberta e Viviana.
Le loro quattro brevi presentazioni dicono quanto può essere fatto per offrire un’esistenza serena e fruttuosa a chi, come loro, parte svantaggiato.
Sono stati scelti di età diversa, il loro svantaggio è di media entità. Li acccomuna la gioia di vivere e il desiderio di essere accolti così come sono.
Le loro brevi storie mettono in evidenza come e quanto la vita in famiglia sia importante per uno sviluppo sereno e appagante.
Ma la famiglia non basta. Come per l’educazione di ogni figlio, sono necessarie figure esterne: per la riabilitazione, per l’educazione scolare e professionale, per la vita di relazione.
Leggendo il racconto della vita dei nostri amici, risulterà evidente che l’aspetto riabilitativo — le cure appropriate per delimitare o diminuire lo svantaggio — è più importante nei primi anni di vita; che nella fase puberale e adolescenziale sono più necessarie le figure proprie dell’apprendimento; che, col passare degli anni, assumono maggior rilievo le persone che avviano ad una occupazione, un’attività, un lavoro.

Se queste persone, diverse e con competenze specifiche, sapranno agire con tempestività, con un buon rapporto pieno di simpatia e di rispetto, aiuteranno la persona disabile ad acquisire la maggiore autonomia possibile, quell’autonomia così preziosa per la sua vita futura anche se limitata.
A nostro avviso la persona disabile adulta non grave, quando vorrà o sarà costretta a lasciare la propria famiglia — per far parte di una comunità alloggio — non avrà più bisogno di persone con competenze professionali specifiche, quanto piuttosto di figure di sostegno, amiche, giovani o adulte, con le quali condividere i momenti e le attività proprie della vita in comune.
Amici qualificati, certamente, capaci di instaurare un rapporto di vero e solido appoggio; a conoscenza delle difficoltà psicologiche che l’handicap porta sempre con sé; ma, quel che più conta, amici che vogliano intraprendere questo tipo di «lavoro» come una scelta che sarà fruttuosa quanto più sarà motivata.
Ben diversa, è ovvio, dovrà essere la preparazione e la competenza degli assistenti di una comunità di vita per persone adulte con handicap gravi (quelli cioè che esigono personale preparato specificatamente a seconda delle tipologie).
Lo scopo di questo numero di OMBRE E LUCI è anche di presentare seppur succintamente, alcuni profili delle figure professionali che collaborano con la famiglia per lo sviluppo della persona disabile: chi sono, come si preparano, quali gli ambiti del loro intervento.
Proprio perché non rientra nell’ambito dell’educazione abbiamo volutamente tralasciato la figura del medico, pur così importante per la diagnosi chiara e precisa dell’handicap e per il controllo e la cura della salute del bambino e del ragazzo.

Queste pagine diranno una volta di più che, per il benessere — lo star bene al mondo — delle persone disabili, i genitori, i fratelli, le sorelle sono importanti, ma che lo sono altrettante i professionisti e gli amici.
A queste tre categorie di persone infatti è strettamente legata la buona riuscita dell’educazione globale della persona con handicap e il suo inserimento nella società. Tutte e tre sono ugualmente necessarie; soprattutto — cosa ancora rara — quando riescono a lavorare in comune, d’intesa, stimandosi a vicenda, prendendosi cura, ciascuno nel suo campo, del bene della persona che sta loro a cuore.

- Mariangela Bertolini, 1992

Redazione

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