Oggi è dei nostri

Oggi è dei nostri
(foto archivio Ombre e Luci, 1991)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Per spirito di solidarietà una piccola impresa di pezzi staccati dove lavorano nove persone ha assunto cinque anni fa un giovane con disturbi del comportamento. Il proprietario racconta. Quando accogliemmo Nicola nella nostra azienda volevamo soprattutto aiutare suo zio. Nicola era orfano. Vagabondava per le strade, tornava a casa quando voleva e il vecchio zio temeva che potesse diventare un accattone. Malgrado i suoi sforzi non aveva trovato una struttura che accogliesse Nicola che era affetto da una leggera debolezza mentale e da disturbi del comportamento. Quando si mise in contatto con noi e ci domandò di assumerlo come apprendista non fummo entusiasti: da una parte ci sembrava di non averne bisogno, dall’altra non avevamo mezzi sufficienti. Alla fine decidemmo di fare una prova con Nicola e di farlo lavorare come aiuto spedizioniere. Lo assicurammo con una polizza speciale. Gli inizi furono difficili. Nicola non aveva alcun senso del tempo. A volte lo aspettavamo per ore. Quando gli telefonavamo rispondeva: «Sto finendo di mettere in ordine la mia collezione di francobolli». Quando era fuori e si presentava un imprevisto, piuttosto di telefonare, cosa di cui aveva orrore, tornava all’ufficio a prendere ordini qualsiasi fosse la distanza a cui si trovava. Con i clienti non sopportava alcuna attesa. Più di una volta fummo sul punto di licenziarlo. Ma dove sarebbe andato? Malgrado tutto impercettibilmente Nicola faceva progressi. I fattori di questo cambiamento sono stati numerosi. Capimmo che dovevamo fissare la persona che, sul lavoro, fosse il suo unico interlocutore. Lo zio mise a nostra disposizione una piccola somma di denaro per permetterci di retribuirlo in funzione dei compiti che portava a termine. Decidemmo inoltre di assumere un atteggiamento di gentilezza, di pazienza e di fermezza che fosse comune a tutti noi sul luogo di lavoro. Cinque anni dopo il suo arrivo nell’azienda, Nicola ne è diventato membro sotto tutti gli aspetti. Oggi è un buon elemento, è regolarmente salariato ed è capace di fare tutte le attività principali di un impiegato di ufficio. E’ fiero del suo lavoro e della cura che ci mette. Parla della nostra azienda come della migliore della città. Aggiungerò che Nicola, nella sua fragilità, è un elemento di unità fra tutti noi. Siamo commossi dei suoi progressi. Ognuno sente di avere avuto la propria parte di responsabilità nella sua crescita. Ciò è vero oggi come lo era in passato. Non ho ancora parlato di un elemento importante nell’assunzione di Nicola; preparare i vari membri dell’azienda a fare regolarmente il punto con lui fissando tappe precise per la sua crescita. Questa esperienza ci spinge a incoraggiare altri a provarla. Ci sono tanti Nicola che potrebbero essere così salvati dall’ospedale psichiatrico o dalla delinquenza. - Ombres et Lumiére n. 93

Redazione

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