Ho visto per caso la puntata di Masterchef andata in onda il 21 febbraio 2019 su Sky. Mi sono fermata a guardarla perché è iniziata con la presentazione di Emanuele, Giacomo, Giovanni e Luca, ragazzi con sindrome di Down, appassionati di cucina. Per loro cucinare vuol dire trasmettere “amore e amicizia”.
Emanuele, Giacomo, Giovanni e Luca hanno gareggiato con le due brigate. È stato molto bello vedere come i ragazzi si siano sentiti subito parte del gruppo, lavorando con grande passione. Quando lo chef Barbieri ha chiesto a Giovanni “come va?”, lui ha risposto: “Bene mi sento come loro!”. Barbieri ha controbattuto esclamando: “Ma tu sei come loro!”.
L’occasione del pranzo è stata quella di festeggiare i quarant’anni dell’Aipd (Associazione Italiana Persone Down), alla presenza di ben sessanta commensali. I partecipanti hanno servito i piatti a tavola, dopo che altri ragazzi dell’associazione avevano pensato all’allestimento e all’apparecchiatura, con l’aiuto divertente del giudice Jo Bastianich. Intervistati, hanno spiegato che quando servono i commensali sono sempre sorridenti, cercano di essere rapidi nel servizio e di far mangiare tutti insieme per non scontentare nessuno. La puntata si è conclusa con una pioggia di coriandoli rossi e abbracci tra concorrenti e ragazzi.
Sono rimasta piacevolmente colpita da questa esterna (Bastianich l’ha definita una delle più belle del programma a cui abbia partecipato): Masterchef è sempre una gara all’ultimo sangue, eppure questi ragazzi sono riusciti a far uscire fuori il vero animo dei conduttori. Capaci così di mostrare una delicatezza non pietosa e una naturalezza che di solito non hanno con i concorrenti.