L’autore ci presenta l’esperienza di una comunità per bambini e adolescenti con svariati problemi, anche molto gravi, di disagio fisico e psicologico, di cui si occupa da più di vent’anni.
La comunità di Gugliano intende fornire ai suoi piccoli ospiti quell’affetto e quell’educazione al rispetto delle regole che non hanno potuto ricevere dalla famiglia d’origine. In questo senso una delle componenti più importanti per l’attenuazione delle loro difficoltà è vista nell’influenza dell’ambiente, altrettanto importante dell’eredità biologica nella formazione della personalità individuale.
Fabrizio Mori traccia la storia della comunità di Gugliano (“cominciò a farsi strada la convinzione di dover aderire ogni etichetta del tipo “handicap”, “autistico” ecc. Tali termini, indispensabili in campo medico, qui da noi diventano inutili e dannosi, quasi una discriminazione. I figli erano tutti diversi e tutti uguali”) e ne illustra i principi ispiratori, sopratutto il rifiuto della violenza in ogni sua forma. Il libro presenta numerosi dialoghi-intervista con i ragazzi. L’effetto è di grande immediatezza e di profondo coinvolgimento.