Durante un soggiorno estivo (organizzato da Fede e Luce) ad Alfedena, in Abruzzo, nel luglio del ’78, si decise di intraprendere un’escursione sul monte Meta (2240m). Fra tutti eravamo una trentina, giovani handicappati e non, ed era ovvio che bisognava fare una scelta rigorosa per decidere chi poteva partecipare alla gita.
Gli occhi di Patrick, un giovane belga di 24 anni, in carrozzella impedito completamente nei movimenti, guardavano in giro, posandosi ora su uno ora sull’altro di noi, per dare il suo consenso sulla scelta dei gitanti. Nessuno, fino a quel momento, aveva pensato che lui avrebbe preso parte alla gita.
I suoi occhi, dicevo, parlavano più del suo pensiero, ed esprimevano desiderio inconfessabile e impossibile.
All’improvviso, dopo un po’ di confabulazione dietro le quinte, apprendemmo con stupore e un certo timore che Patrick avrebbe preso parte all’avventura.
Per la prima volta nella sua vita avrebbe scalato un monte insieme ai suoi amici italiani. Vi lascio immaginare i preparativi: gioia ed incoscienza si alternavano al timore e alla tensione che una simile impresa imponevano ai più maturi fra noi, e che svanirono la sera dopo, quando al tramonto li vedemmo arrivare, bruciati dal sole, stanchi e felici.
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