Nel mare di Assisi

Inseguire i cuori come facciamo a Fede e Luce è bello e pericoloso perché non sapremo mai se dei 1300 pellegrini di Assisi sono di più i feriti o i guariti
Nel mare di Assisi
Nel mare di Assisi - Ombre e Luci n.90, 2005
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Cos’abbiamo raccontato nei giorni di Assisi? Trent'anni di ferite o di guarigioni? Entrambe, naturalmente, perché abbiamo percorso trent'anni di quel contenitore estremo capace di covare rancori indicibili e amare alla follia, istigare a sacrifici incredibili o alle peggiori viltà: quel contenitore abissale che si chiama cuore. Inseguire i cuori come facciamo a Fede e Luce, e come ci ha chiesto di continuare a fare Marie-Helene Mathieu, è bello e pericoloso per questo: perché non sapremo mai se dei 1300 pellegrini di Assisi sono di più i feriti o i guariti. Ma non abbiamo altra scelta che la “comunione dei cuori” per non tradire Gesù e noi stessi.

Tutti i grandi raduni di Fede e Luce contengono due opposte illusioni ottiche. La prima è quella della Guarigione collettiva attraverso la forza del numero: se siamo tanti e se continuiamo a crescere, i nostri ragazzi non potranno non sentire quest'onda d’amore e trarne beneficio. Purtroppo Jean Vanier e MarieHelene Mathieu ci hanno avvertito da tempo che non è così. Se non si tenta di coinvolgere “ciascuno”, il “tutti” può non funzionare, il “noi” non diventare “tu”. Non a caso mi sembra che i momenti deboli del pellegrinaggio siano stati quelli magari interessanti in sé ma poco coinvolgenti per i ragazzi o per i genitori.

La seconda illusione — simmetrica — è quella della Ferita inguaribile: siamo così tanti, abbiamo lavorato tanto e da così tanto tempo, possibile che ci sia ancora tanto dolore intorno a noi? non sarà che ha ragione chi ci dice che tentiamo di svuotare il mare con il cucchiaino? Chiudendo il pellegrinaggio, Enza Gucciardo, la responsabile nazionale di Fede e Luce, ha come voluto respingere quest'illusione. Ha ammesso sì che di fronte a certe mamme e a certi papà così provati vien voglia di chiedere scusa piuttosto che di “rendere ragione” della gioia e della speranza che sono in noi. Ma subito dopo ha dato la parola a una mamma fresca di Fede e Luce ed è stato bello sentirsi dire: “andate avanti così”, non state svuotando il mare col cucchiaino ma avete trovato il coraggio di tuffarvi perché sapete che il mare della sofferenza non si può asciugare ma ci si può nuotare insieme.

E allora come al solito è stata grande la gioia, per chi nuota da più tempo, di ritrovare i bagnanti di una o di molte stagioni, gli amici di cui si ricorda il volto o la voce e magari non il nome e mentre ci si abbraccia si sbircia il nome sul cartellino appeso al collo. “È come per le grandi manifestazioni politiche — mi diceva un’amica di lunghissimo corso — bisogna esserci”.

Sì, bisogna esserci, stare, restare. Anche senza parlare e persino senza pensare, con il busto ritto e le mani sulle ginocchia, come nella preghiera del Povero che ci ha ricordato padre Larsen, l'assistente spirituale internazionale. Restare in compagnia delle proprie e delle altrui ferite, senza aver paura dell’immobilità, perché stare fermi e camminare sono la stessa cosa se la meta è la pace del cuore e il compagno di viaggio è Gesù.

Vito Giannulo, 2005

Vito Giannulo

Vito Giannulo

Giornalista vicecaporedattore TGR RAI Puglia, Vito, è a Fede e Luce da quasi 35 anni. È uno degli amici della comunità Perfetta Letizia di Monopoli, in Puglia, ma la prima comunità è stata Madonna…

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