Mio fratello Marco

Andrea, 14 anni, racconta la sua vita con Marco, fratello con disabilità grave, rivelando come le sfide quotidiane si trasformino in preziose lezioni di vita e affetto incondizionato
Mio fratello Marco
Foto di Fia Yang su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 40 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Questo articolo fa parte del Focus: gli adulti profondamente handicappati, alcune testimonianze

Mi chiamo Andrea; ho 14 anni, ho 4 fratelli, il più grande Marco, è handicappato e piuttosto grave. In queste righe vorrei far capire cosa vuol dire avere un fratello nelle sue condizioni.

Lui ci dà molte preoccupazioni e ci fa tribolare perché non essendo autosufficiente dipende totalmente da noi.
Ci limita certe cose, la mamma e il papà per esempio, di notte; dormono poco o niente perché Marco si sveglia molte volte, io anche se dormo nella stessa camera con lui non lo sento quasi mai perché ho il sonno ni i
Quando non sta bene e noi non riusciamo a capire che cosa abbia, stiamo in pensiero, ma basta che lui faccia un sorriso che ci sentiamo già meglio.

Tutte queste cose per chi non lo conosce sembrano molto pesanti, ma per me che gli voglio tanto bene, sono diventate parte di me, e non mi pesano.
Marco mi ha insegnato tante cose, anche se non parla, con i suoi sorrisi, le sue smorfie, gli urli, mi fa capire tutto, farlo contento ci vuole poco, l'importante è fargli sentire che gli vogliamo bene.
Per merito suo ho conosciuto tante persone, ho trovato tanti amici.

Il più importante è che mi ha insegnato a voler bene a tutti, ad accettare le persone come sono.

Andrea Mangiavacca (Parma), 1979

Redazione

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