“Mamma, sono contento di essere nato”

La testimonianza di una mamma che, in una lettera piena di emozioni, ci racconta la storia sua e di suo figlio
“Mamma, sono contento  di essere nato”
(foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Carissimo Ombre e Luci, fedele compagno dal 1983 di tanti giorni pieni di tristezza, sgomento, anche disperazione, sogni, speranze, e ancora paura, paura… tanta paura.

Vorrei solo scusarmi se non riesco a scrivere ciò che provavo quando mio figlio era piccolo, in carrozzina, e via via… Ora è un uomo di trentacinque anni, ha il suo lavoro e lotta per essere più “libero” ogni giorno dagli impacci della sua cecità congenita, e anche dalla sua salute molto precaria… Infatti con sense of humour mi ha detto più volte che la cecità non sarebbe poi tanto pesante quanto l’aggiunta di una salute così instabile…!

È incredibile la sua sensibilità nell’accorgersi dello stato d’animo degli altri e soprattutto la voglia di vivere che si esprime nel valorizzare tutte le piccole gioie di ogni giorno. E’ maniaco della tv, che tuttavia lo tiene in contatto con le persone. Gode di ogni incontro e invito a pranzo o a passeggiare, ama sentir parlare di libri, la comicità elegante alla Neri Marcorè, la voce della Milly Carlucci, definita da sempre una fata. Fino a 18 anni aveva una bella chioma di ricci che sono scomparsi velocemente per alopecia ereditaria…

Ho sofferto molto anche per la sua “apparenza” diversa e non del tutto attraente, ribellandomi a questo destino, doppiamente doloroso. Ora rispetto la sua dignità di persona e di uomo tanto innamorato della vita da dirmi nel giorno del suo compleanno, abbracciandomi forte, “Mamma sono contento di essere nato”, e di fronte al mio silenzio stupito e commosso ha sottolineato la frase con “e non lo dico tanto per dire”.

Vi abbraccio forte forte, con tutto il mio cuore, augurandovi tanta energia e speranza da diffondere a persone e famiglie che si sentono intimamente sole, seppur conducono una vita come gli altri… Spesso ci sentiamo “stranieri” anche con gli amici e i parenti, perché dobbiamo trattenere e celare i nostri momenti di melanconia e sofferenza anche per non sentirsi dire l’orribile sentenza: “se andassimo a portare la propria croce, ognuno riprenderebbe la propria…”

L’unico balsamo è sentirsi accolti, ma rispettati in profondità, magari in silenzio, mai con frasi fatte dette con voce frettolosa e spesso indifferente. Grazie per il vostro affetto profondo, confermato da anni di costante e fedele lavoro per esserci vicino.

Silvana, 2012

Redazione

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