L'umana resistenza

Ho chiesto a don David, parroco di Sant’ Angela Merici a Roma, quale fosse la sua posizione, nei confronti delle persone con disabilità mentale
L'umana resistenza
L'umana resistenza - Ombre e Luci n.86, 2004
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Il prete è un uomo. È un luogo comune, ormai. Un monito, che ci ricorda che accanto ai pregi troviamo i difetti, che oltre ai simpatici esistono gli antipatici, oltre ai grandi di cuore, i piccoli. Anche in questa categoria. Eppure, l'umanità dei sacerdoti, punto di forza di ogni discorso che voglia spiegare i loro limiti o giustificare i loro errori, è una realtà tanto vaga quanto difficile da accettare. Dove finisce la comprensibile debolezza umana e dove comincia l’inadeguatezza alla missione sacerdotale? Quando l’indulgenza deve lasciare il posto al rimprovero, se non all’indignazione?

Nella nostra lunga chiacchierata, don David Maccarri, che non avevo mai incontrato prima, non ha risposto a queste domande (non avrebbe potuto) ma se le è poste con grande intelligenza. Ha aperto il suo cuore con coraggio e fiducia e questo ha fatto sì che ora, ripensando alle frasi che mi hanno infastidita o alle idee che non mi hanno trovata d'accordo, non posso non ripensare anche alle ragioni e ai vissuti da cui sono nate. Comprensione e disappunto convivono.

Ho chiesto a don David, parroco di Sant’ Angela Merici a Roma, quale fosse la sua posizione, nei confronti delle ‘ persone con disabilità mentale, come le accogliesse e cosa pensasse degli articoli che sull'argomento abbiamo pubblicato nello scorso numero. Ci siamo soffermati soprattutto sulla lettera ai Vescovi, nella quale Tina Turrini, una mamma, si augura che l’accoglienza del piccolo diventi “obiettivo primario e qualificante” della Chiesa, che la comunità cristiana impari a considerare il disturbo durante le celebrazioni come “una nuova forma di preghiera e di gloria a Dio”, che il bambino con disabilità sia accolto nella catechesi e diventi in essa fonte di “scoperta per gli altri del miracolo della normalità”.

Il filo rosso tra tutte le risposte di don David è stato un altro, incontestabile luogo comune: tra il dire e ‘il fare c'è di mezzo il mare. “Il prete è solo, cara mia”, gli si chiede tanto, spesso si pretende e lui “non può stare dietro a tutto, la prostituta, l’handicappato, il povero”. Non tutti possono essere obiettivi primari. La società ha cominciato da poco a vedere e accettare la disabilità e ancora molta strada deve fare. "La comunità cristiana fa parte della società, è ugualmente immatura e impreparata. Nelle scuole ci sono gli insegnanti di sostegno... perché la Chiesa dovrebbe poterne fare a meno?" La parrocchia difficilmente può accogliere le persone con handicap se non c'è un gruppo, o almeno qualche persona “adatta e competente” che si faccia carico di loro e intraprenda un cammino con preti e fedeli, educandoli e sensibilizzandoli. A una mamma che voglia inserire il figlio con disabilità mentale in parrocchia senza un simile sostegno bisognerebbe onestamente esprimere la propria inadeguatezza, chiedendole, se possibile, un aiuto attivo (“cerchiamo insieme una soluzione”).

“Non tutti sono Jean Vanier e il prete può non sentirsela di combattere in prima linea per l’integrazione dei piccoli. Non lo si può colpevolizzare, può non averne la forza e provare un'umana resistenza verso alcune realtà. Nel Vangelo Gesù dice agli apostoli che scacciano i bambini “lasciate che vengano a me”, non “stateci voi”... Alcuni sacerdoti hanno difficoltà a rapportarsi con i Neocatecumenali, alcuni con i Focolarini, altri con l’handicap... Bisogna accettarlo senza scandalizzarsi e continuare a credere che le cose possano cambiare: la strada per la maturazione è lunga e tortuosa.”

L’unico modo per superare i propri limiti è scontrarsi con la passione di chi arriva dove noi non riusciamo. Davanti a testimonianze di fede e di altruismo mi interrogo: lo sarei capace di fare questo, Signore mio? E la risposta non può essere sempre: SÌ...”

Silvia Gusmano, 2004

Silvia Gusmano

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Dalla mattina alla sera, Silvia Gusmano è circondata da educandi: passa dai figli agli alunni ai figli (e ai loro amici) senza soluzione di continuità, nella convinzione che lei stessa debba ancora…

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