La serie italiana Prisma — sfortunatamente cancellata da Prime Video dopo la seconda stagione — è un racconto di formazione coraggioso e visivamente splendido. Ambientata a Latina, segue un gruppo di giovani alle prese con le sfide e le scoperte interiori dell’adolescenza. Tra i personaggi spicca senza dubbio Carola, una ragazza che, avendo perso una gamba in un incidente, utilizza una protesi per camminare. Già il fatto che una serie teen scelga di includere una protagonista con disabilità è di per sé pregevole: troppo spesso, infatti, questa categoria viene ignorata anche dalle produzioni che si dichiarano inclusive. Tuttavia, in Prisma non è rilevante solo la presenza di Carola, quanto soprattutto la sua rappresentazione, capace di scardinare numerosi stereotipi legati alla disabilità.
Innanzitutto Carola è interpretata da Chiara Bordi, un’attrice con disabilità. Un fattore non affatto scontato: capita spesso, infatti, che personaggi con disabilità vengano affidati ad attori normodotati, scelta che impatta negativamente sulla verosimiglianza del racconto. Aprire i provini ad attori con disabilità, premiandone il talento, rappresenta una scelta fondamentale che le case di produzione ancora troppo spesso sottovalutano.
Carola viene raffigurata come una ragazza bella e carismatica, al centro delle dinamiche romantiche della trama, scardinando così (sempre che ve ne sia ancora bisogno) lo stereotipo di "omerica memoria" legato a Tersite. Se nell'Iliade il personaggio era descritto come storpio e brutto per rifletterne l'animo vile (in opposizione alla, presunta, bellezza eroica di Achille) in Prisma la disabilità non preclude il desiderio. Carola rompe il legame arcaico tra diversità fisica e marginalità.
Soprattutto però Carola è il motore pulsante della narrazione. Le sue scelte determinano lo sviluppo degli eventi, rendendola un soggetto agente e attivo. Carola non subisce passivamente ciò che le accade, né resta confinata al ruolo di mero "oggetto del desiderio". Al contrario, il suo rapporto con Marco testimonia la profonda complessità del personaggio. La loro relazione non è lineare, ma un alternarsi di avvicinamenti e fughe: un "valzer" nel corso del quale Carola mostra anche lati di sé spigolosi o non sempre limpidi. Dove restituire a un personaggio con disabilità le sue sfaccettature — fatte anche di errori e zone d'ombra — significa liberarlo/a dalla trappola della santificazione o della vittimizzazione.
Il vero merito di Prisma, insomma, è quello di aver trattato Carola come un personaggio vero, e non invece come un manifesto politico o un ideale di ispirazione camuffato da essere umano. La serie ci regala una protagonista che ha il diritto di essere egoista, arrabbiata, sensuale e fallibile, come ogni altro adolescente. Attraverso di lei, lo spettatore smette di vedere la protesi e inizia a vedere la persona.
La cancellazione della serie è una perdita non solo per la qualità narrativa della tv italiana, ma anche per la rappresentazione sociale: abbiamo perso una voce che, senza fare prediche, ci ha insegnato che la vera inclusione passa per la libertà di essere imperfetti.