Integralità dell'educazione e diritto allo spirituale

Integralità dell'educazione e diritto allo spirituale
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Il convegno, promosso dall’Opera Don Guanella e dal B.I.C.E. (Bureau International Catholique de l’Enfance), si è svolto a Milano dal 3 al 5 maggio 1990.

Gli obiettivi degli organizzatori erano tre in particolare:

  • promuovere la coscienza del diritto della persona handicappata allo spirituale e alla catechesi;
  • documentare il valore della catechesi per la sua crescita integrale;
  • individuare itinerari e metodi adeguati della catechesi.
  • Oltre a questi, evidenziato già in apertura, ma profondamente sentito durante tutto il corso del convegno, se ne aggiunse un altro:

    • «far crescere nella Chiesa, in tutte le sue componenti e a tutti i livelli, una sensibilità e un impegno concreti e crescenti per l’educazione cristiana dei nostri fratelli handicappati».

    Le relazioni e le testimonianze pubblicate mettono infatti in evidenza che in un ambito come quello della spiritualità delle persone handicappate, ambito «finora poco esplorato e ancora in forte ritardo rispetto al risveglio di ricerche e di iniziative sorte nel settore della riabilitazione psicofisica e dell’integrazione sociale», la consapevolezza di tutti sul lavoro da fare è profonda. Singole esperienze già collaudate con successo sono però numerose e possono essere prese a modello. Rimandiamo il lettore alle parole del Card. Carlo M. Martini, di Nino Minetti, Vicario Generale dell’Opera Don Guanella, di José Davin, responsabile nazionale per il Belgio della pastorale delle persone handicappate (B.I.C.E.), di Henri Bissonier, Docente emerito all’Università di Lovanio (B.I.C.E.), di Marie Hélè- ne Mathieu, confondatrice del movimento Foi et Lumiere, della Comunità di S. Egidio di Roma, de «La Lega del Filo d’Oro» di Osimo, de «La Nostra Famiglia» di Ponte Lambro, di Maria Grazia Granbassi, di Giuliano Ruga, e di tanti altri.

    Queste pagine dimostrano, come dice Maria Grazia Granbassi, che «in nome della fede, il cristiano non solo dà un più profondo significato all’accoglienza verso l’handicappato, ma la trasforma in preferenza... nel senso realistico e operoso di chi ha l’utile e responsabile coscienza di condividere l’interessamento di Dio stesso per la tormentata vicenda dell’uomo».

    Redazione

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