Insieme sì. Ma come

Insieme sì. Ma come
(foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 40 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

La prima cosa da tener presente è che la vita comune esige - per noi stessi, per i nostri bambini, i nostri amici, handicappati e non - innanzitutto e sempre tolleranza e generosità. Senza queste due qualità umane e cristiane, chi tra noi potrebbe vivere in armonia con il proprio fratello?

Ma questo non basta. Più membri di un gruppo, coloro che partecipano ad un’attività, sono differenti fra loro, più e meglio deve essere previsto lo svolgersi della giornata e devono essere strutturate le attività. E poiché qui parliamo di attività di tempo libero, i giochi devono essere accuratamente scelti e preparati, così come i canti e le attività musicali, perché non tutto sempre può essere adatto.
Non parlerò qui dei lavori manuali dato che fanno più parte delle attività individuali.
Cominciamo dunque con:

La costituzione del gruppo


Costituito da persone adulte e giovani, è molto importante il numero delle persone e la partecipazione attiva delle stesse. Molti giochi sono possibili a condizione che ogni persona handicappata abbia con sé un “assistente”, che però non sia della stessa età del ragazzo assistito. Il compagno di giochi può e deve aiutare, certo, ma deve restare compagno di giochi e non trasformarsi in un “piccolo educatore”; questo falserebbe il suo ruolo di amico e lui stesso perderebbe il suo dinamismo spontaneo così prezioso per l’atmosfera del gruppo.
Per esempio: durante una caccia al tesoro, L., molto lenta e instabile, ha bisogno della presenza costante di un adulto al suo fianco per raccogliere dieci sassolini, mentre B. e D. corrono a prendere i messaggi o si impegnano in vari calcoli. Alla fine del gioco però, ognuno ha portato la sua parte.

L’ambiente


L’ambiente che ospita il gruppo è molto importante per il successo o l’insuccesso di un’attività. Si tratterà normalmente di un locale o di un giardino. L’uno e l’altro non devono esser troppo piccoli, perché quando si è in tanti il rumore aumenta, rumore che, se stanca gli adulti, può essere un vero disturbo per alcuni ragazzi e diventare causa di tensioni. Questo va detto più per un locale che per un giardino ben s’intende. È anche importante che il luogo sia chiuso o recintato per ovvie ragioni di sicurezza, specialmente se si tratta di un giardino, ma anche per facilitare la concentrazione e l’interesse: molti ragazzi hanno gran difficoltà a prestare attenzione, così come a orientarsi nello spazio, e saranno molto aiutati se si chiuderà una porta o si limiterà uno spazio con corde, sedie, piante, ecc.
Ci sono poi altre qualità per un ambiente che vanno tenute presenti: la temperatura, l’illuminazione, l’arredamento, gli elementi di sicurezza: finestre, scale, balconi, ringhiere, ecc…


Le attività


Per quanto riguarda le attività in se stesse, i giochi e le attività musicali sembrano essere i più adatti al genere di gruppo preso in considerazione, cioè di persone di età e livelli diversi.
Le attività musicali: canti, canti mimati, strumenti ritmici, ascolto della musica ecc., sono sorgente inesauribile che richiede però un minimo di conoscenza musicale da parte dell’animatore. Non possedendo tali conoscenze conviene limitarsi ai canti mimati (che peraltro possono entrare nella categoria dei giochi), perché:
-possono essere utilizzati da tutti, sono immensa sorgente di divertimento e di possibilità di apprendimento per varie ragioni;
-danno a tutti la possibilità di esprimersi, anche a chi non può parlare o a chi ha un linguaggio ridotto o difficile;
-possono aiutare a elaborare la struttura corporea: situare le parti del corpo, sinistra, destra, avanti, indietro…
-possono avere un ruolo di “ginnastica” molto benefico;

Questa la gioia di un gruppo: vedere che ognuno si impegna fino in fondo, sfruttando tutte le sue capacità.

-possono, per alcuni, corrispondere al bisogno di "fare teatro"di esibirsi...
Questa la gioia di un gruppo: vedere che ognuno si impegna fino in fondo, sfruttando tutte le sue capacità.
Anche molti altri giochi possono avere uno o più di questi vantaggi.
Nel gioco, bisognerà evidentemente evitare la competizione, almeno quella individuale. La competizione di squadra può essere valida a condizione che sia moderata e che le squadre siano formate con molta attenzione.
Non sono da dimenticare inoltre, i giochi che richiedono spostamenti. Per questi giochi chi ha un handicap motorio avrà bisogno di aiuto, ma, anche se aiutato, spesso sarà felice di poter rompere la sua forzata immobilità.

I gesti, come per i canti mimati, sono molto importanti, ma bisogna tenere presente tre elementi:
- la ripetizione, che affascina tutti i bambini, nei bambini handicappati, spesso più lenti diventa una vera necessità. Ma…
- se si impara a ripetere un gesto, è anche importante imparare a fermarsi, cosa a volte difficile.
- Infine bisogna sorvegliare il ritmo di un’attività che, se troppo rapido, sarà impossibile a molti handicappati.

La durata infine di un gioco, di un canto, di una qualsiasi altra attività, va adattata ogni volta al gruppo e al momento. Alcuni tenderanno a fare molto a lungo la stessa cosa, altri, al contrario, instabili, faranno fatica a seguire lo svolgimento normale di un gioco.

Tenendo sempre presente la composizione così varia di un gruppo, bisognerà essere attenti a prendere in considerazione l’interesse dei ragazzi più dinamici, così come si fa per i più lenti. Bisogna sempre trovare un compromesso e saper alternare la vittoria dell’uno e dell’altro. Certo è necessario che il più rapido sappia aspettare il più lento, ma bisogna talvolta dare anche al più rapido la possibilità di correre con tutte le sue forze.

Mi sembra, d’altra parte, che sia questa la gioia di un gruppo: vedere che ognuno si impegna fino in fondo, sfruttando tutte le sue capacità.
Non vorrei trarre delle conclusioni da questi sommari suggerimenti.

Credo che giocare, cantare, crescere insieme siano cose che possono essere desiderate e volute ma che devono anche essere ampliate e sviluppate.

Per questo sarebbe bene che tutti quelli che hanno qualche esperienza in proposito ci comunichino consigli e critiche.

Nicole Schulthes

Nicole Schulthes

Ha studiato Ergoterapia in Francia e negli Stati Uniti, co-fondando nel 1961 l'Association Nationale Francaise des Ergotherapeutes, (ANFE). Trasferitasi a Roma, incontra Mariangela Bertolini e…

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