In corsia

Capita prima o poi nella vita: essere affidati a persone che fino a quel momento non conoscevamo e che per professione, più raramente per vocazione, prendono in custodia i nostri corpi, la nostra sofferenza, la nostra sensibilità, il nostro disagio
In corsia
Foto di Olga Kononenko su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

A ognuno di noi, si sa, può capitare di trovarsi in situazione di assoluta fragilità, impossibilitato a muoversi, ad accudire alla propria persona, per un tempo che può essere breve, lungo o lunghissimo. Una malattia, un incidente può bloccarci nel pieno della maturità e delle forze o accompagnarci alla fine della vita. Sappiamo che la sorte non fa sconti o parzialità.

Così, come neonati, (ma molto meno facilmente accudibili e meno gradevoli agli occhi altrui) siamo affidati a persone che fino a quel momento non conoscevamo, che per professione, più raramente per vocazione, prendono in custodia i nostri corpi, la nostra sofferenza, la nostra sensibilità, il nostro disagio. Allora sulla nostra pelle sperimentiamo quanto male o quanto bene possono farci infermiere e infermieri, caposala e assistenti, e quanto la nostra sofferenza, il nostro disagio possano essere alleviati o cento volte aggravati dal loro modo di assisterci. Ma capiamo anche come è difficile il loro lavoro, quanta delicatezza e sensibilità è loro richiesta, quanta pazienza e quanta tenacia sono indispensabili per essere sempre all'altezza di un compito che anche i figli più devoti o i genitori più affezionati spesso non sono in grado di svolgere. E ci rendiamo conto, se riusciamo ad interessarci alla loro vita, di quanto sono lunghi i turni di lavoro e quanto modesti i loro stipendi.

Sì, è vero, si tratta di un lavoro che hanno scelto, di conseguenza devono svolgerlo con la cura e la sensibilità indispensabili, preservando la dignità della persona che è nelle loro mani e, insieme, quella della loro professionalità. Eppure la vecchia Pennablu non può non pensare anche ad un altro aspetto del problema. In un paese dove calciatori, sarti e presentatori, banchieri e amministratori sono pagati con cifre inverosimili, dovrebbe essere più riconosciuto e meglio compensato anche il lavoro di chi ci tiene tra le mani quando siamo più indifesi e bisognosi come mai di accoglienza e cura.

Pennablù, 2011

Pennablù

Pennablù

Autore di articoli pubblicati su Ombre e Luci.

In totale 349 autori hanno collaborato con Ombre e Luci.

Lascia un commento

Il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione della redazione. L'email non verrà pubblicata.

← Torna al Magazine