Il grande cocomero

Il grande cocomero
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La trama del film della giovane regista Francesca Archibugi è semplice: due genitori si rivolgono disperati a un neuro-psichiatra infantile perché curi la figlia che sembra affetta da epilessia. La figlia, Pippi, non dimostra alcuna intenzione di guarire. Lo specialista cerca di andare in fondo ai problemi di Pippi, forse di tipo esistenziale più che medico. In questo modo, affrontando il caso dal punto di vista professionale, anche lui tenta di risolvere il proprio problema personale.

Questo potrebbe essere il filo conduttore del film: dietro un problema se ne nasconde spesso un altro, più difficile da risolvere, che è la vera causa del primo. Così è per la famiglia di Pippi, così per il medico, così per gli altri personaggi del film.
Attenzione: alcuni degli attori, non lo sono.

Ognuno nella propria vita cerca «Il grande cocomero»: il motivo per cui alzarsi domani. Così dice il protagonista (bene interpretato da Sergio Castellitto), che nel film lavora al Policlinico Umberto I di Roma come psichiatra. Il suo problema esistenziale rimane irrisolto finché non incontra Pippi, una bambina che soffre di epilessia.
L’amicizia che i due lentamente e faticosamente costruiscono, diviene la chiave, di volta per la vita di entrambi. E forse anche la nostra esperienza, riassunta da una parte della canzone «La donna cannone » di De Gregori, elemento portante di una delle scene più emozionante dal film: «Senza dire parole nel mio cuore ti porterò». Sulle note de «La donna cannone » si sviluppano le vicende umane degli altri personaggi, che raccontano la loro vita e la loro sofferenza. Attraverso tali storie la regista presenta il mistero della vita e quello della morte, quest’ultimo lasciato irrisolto: « Signore, perchè i bambini muoiono? » Si chiedono angosciati dopo la morte di una piccola. Finalmente un film che fa divertire e commuovere, soprattutto che ci interroga, che ci invita a trovare la nostra strada.

- Vittoria Terenzi, 1993

Redazione

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