Ho imparato a nuotare

Ho imparato a nuotare
(foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Ho conosciuto Fede e Luce attraverso Mariangela, lei è stato il mio primo determinante tramite e, insieme al Carro, mi ha aperto una finestra su questo mondo che, fin dal primo momento, mi è apparso speciale e sorprendente al contempo.

Da cinque anni ormai sto collaborando ad Ombre e Luci e la finestra si è aperta ancora di più e pian piano ora mi sento anche io “amica” di Fede e Luce, anche se non ne faccio parte, perché, come dice ironicamente Cristina, non ho ancora fatto “casetta”.

Quando ho iniziato a sentir parlare del pellegrinaggio di Assisi ho pensato che mi sarebbe piaciuto partecipare, essere insieme ai tanti amici che conosco ormai da tempo e a quelli che conoscevo in foto o per telefono o  attraverso gli scritti del giornale. Volevo ri-conoscere queste persone tutte insieme nel loro essere Fede e Luce.

Così aggregata alla comunità di San Gregorio, sono partita sentendomi un po’ come un’ inviata di Ombre e Luci…

L’esperienza è stata per me molto intensa ed emozionante, mi ha commosso ascoltare in Piazza San Pietro le parole del Papa sulle persone disabili, ho sentito che stava parlando anche di me. Una nuova particolare emozione l’ho provata il primo giorno ad Assisi, è stato infatti ubriacante vedere la piazza antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli animata dai colori delle quasi mille persone, provenienti da tutte le parti d’Italia, con i loro stendardi ed ho provato un sincero sentimento di amicizia verso tutti. Bellissimo poi assistere finalmente ai famosi mimi ed alle altre rappresentazioni dopo averne visionate decine e decine solo in foto d’archivio.

Ma come per tutti la gioia e la commozione hanno albergato nel mio cuore in tanti altri momenti, uno su tutti il ricordo di Mariangela. L’emozione è stata particolarmente forte perché avrei tanto voluto farlo con lei questo mio primo Pellegrinaggio di Fede e Luce...

Nel caos della vendita di libri, mentre il cervello cercava di non fondere dietro alle compulsive richieste di figurine e.. doppioni, ho avuto la possibilità di abbinare nomi, ormai familiari di abbonati, a persone in carne e ossa, una in particolare che ogni anno, si fa carico di mandarci con tanta cure e precisione, la lista degli abbonati della sua comunità; ho incontrato amici e ragazzi che hanno scritto al giornale o per il giornale, amici che ci telefonano o offrono contributi fotografici…dare un volto a questi nomi così familiari mi ha fatto molto piacere.

Di emozione in emozione: molto toccante la fiaccolata verso la Basilica di San Francesco e la veglia, i canti nella piazza… un po’ meno emozionante temere di dover tornare a piedi con i ragazzi e con bambini, a causa della rigidità sindacale di alcuni autisti, ma poi con la grande disponibilità e cordialità di altri autisti, si è risolto tutto molto bene.

Ho partecipato ed assistito ad ogni attività come una persona che non sa ancora nuotare ma si è tuffata in acqua allegramente con fiducia e… curiosità. Alcuni “passaggi” mi hanno pian piano permesso di guardare in “acqua” con altri occhi e solo alla fine mi sono accorta che stavo nuotando anch’io.

Il primo giorno ero colpita, e forse anche leggermente infastidita, dalle stereotipie di alcuni ragazzi o dalla loro simpatica e spudorata invadenza, poi, pian piano, ogni cosa, come la tessera di un mosaico è andata ad integrarsi perfettamente nella mia testa.

Mi ero impegnata ad essere vicina a Pietro che, per chi non lo conoscesse (pochi credo!), è un omone alto e robusto. Conosco Pietro da molti anni e ci incontriamo in vari gruppi di attività della parrocchia, inoltre, data la mia non fresca età, la sua autonomia motoria andava bene per le mie  limitate  forze. Per questo scherzando gli ho detto: “Pietro dammi il braccio  lungo la strada che io sono un po’ traballante nel camminare!” In questa frase, da parte mia, c’era un po’ di affettuosa condiscendenza, ma anche in questo caso il mio atteggiamento è dovuto cambiare. Infatti, fin dal primo giorno, camminando con lui, sono rimasta colpita dalle tante persone di tutte le regioni d’Italia, che, incontrandoci, si fermavano a salutarlo ed a chiacchierare con lui, persone che io non conoscevo, per cui rimanevo sorridente in disparte ad aspettare che lui terminasse i suoi saluti ed i suoi “ti ricordi”! Durante la fiaccolata verso la Basilica del Santo mi sono dovuta veramente appoggiare al braccio di Pietro. Quella sera alla luce delle fiaccole, nell’emozione dei canti e delle preghiere, mentre arrancavo per tenere il suo passo veloce, mi sono chiesta chi fosse veramente dei due che stava accompagnando l’altro…

Infine l’ultimo giorno, durante la messa in Santa Maria degli Angeli, mi sentivo veramente in comunione con tutti, seguivo la celebrazione senza essere disturbata da niente, non vedevo nemmeno le sedie a rotelle, eppure a Santa Silvia quando a messa c’è una comunità di Fede e Luce me ne accorgo subito. Quella mattina non vedevo la distinzione fra disabili e amici, ho pensato “mi sono abituata”, forse era così! ma che bella abitudine stare tutti insieme, tanto da non vedere le differenze o per lo meno da non esserne stupiti o meravigliati! Mi è venuta spontanea questa frase: “è tutto così normale!” . Eravamo tutti uguali, tutti aggrappati alla stessa accogliente “Barca”. E ora voglio dire grazie a tutte quelle persone, amici e ragazzi che erano lì, mi hanno accolto tra loro e mi hanno insegnato a nuotare e grazie Mariangela, per avermi dato la spinta. 

Rita Massi, 2015

Rita Massi

Rita Massi

Rita Massi Aglianò è nata nel 1948 a Roma, dove vive. Ha svolto la professione di Assistente sociale, presso il Settore T.S.M.R.E.E. della ASL RMD Nel 2010 è andata in pensione ed ha iniziato a…

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