Si è possibilissimo ed è senza dubbio un modello artistico da imitare perché ha in sé molte qualità evidenti e non. La vivacità dei colori, l’originalità dei vestiti realizzati con fantasia, il gioco delle luci nella scenografia, l’interpretazione e la mimica dei personaggi su di una base musicale danno vita ad uno spettacolo molto divertente.
Due alberi umani completi di rami e foglie, due uccellini piumati con il becco sporgente, il sole lucente, la luna splendente, la piccola moltitudine di fraticelli, la combriccola dei crociati, i tre diavoli rosso fuoco, il lupo nero come il carbone, S. Chiara e le sorelle, S. Francesco, Bernardone e la cenciosa... apparivano e scomparivano con movimenti musicalmente ritmati riempiendo a volte il palco di una piccola folla colorata e danzante. La gioia e l’impegno trasparivano dalle espressioni dei ragazzi handicappati che, soddisfatto finalmente il loro spontaneo istinto di protagonismo, a volte fuori posto (basti pensare ad alcuni loro comportamenti nella vita di tutti i giorni) potevano sentirsi una parte essenziale della rappresentazione.
Alcuni personaggi avevano il compito di spalleggiare i «ragazzi» durante la loro recitazione, particolarità che si percepiva solo in alcuni istanti perché il sostegno appariva giustificato dai loro ruoli: «S. Chiara» e le sue compagne «la luna»... e le stelle, il «fraticello» addolorato e confortato dal compagno,... questi i più evidenti.
Note di umorismo filtravano attraverso la danza dei frati attorno ad una lunga cordicella, l’arrivo dei crociati coperti di armature e «incappucciati» di scolapasta lucenti, i discorsi in dialetto romano-fiorentino tra Bernardone e la cenciosa.
Questo spettacolo è stato rappresentato due volte (Domenica 7 giugno e martedì 9 giugno) nell’oratorio della basilica di San Paolo... Peccato!... Sarebbe bello vedere il manifesto raffigurante la tunica e i piedi di San Francesco appeso nelle locandine dei teatri della nostra città.
di Barbara Pentimalli, 1987