“Se almeno avessi mia madre...”
“Quando c'era mia suocera, tutto andava meglio!”
“Meno male che ogni tanto i nonni se lo prendono con sé...”
“Solo il nonno lo sa prendere per il suo verso!”
Ho sentito spesso queste frasi; ho ascoltato numerose testimonianze: molti genitori, soprattutto i più giovani ovviamente, dicono che, dopo un primo momento di sconforto e di ribellione, i nonni sono stati aiuti preziosi, sostegni indispensabili nella difficile prova di accogliere ed educare un bambino disabile. Chi ha sostenuto confortando; chi prestando aiuto concreto: chi offrendo quella saggezza propria dell’età.
Ci sono genitori però che non hanno trovato questo sostegno; vuoi perché i nonni abitavano lontano, vuoi perché sono morti anzitempo. Oppure - i casi purtroppo non sono rari - perché semplice- mente non ne sono stati capaci...
Ombre e Luci dedica questo numero ai nonni: genitori o suoceri che siano, hanno sofferto molto, insieme ai loro figli, per la nascita di un nipote disabile. Se leggendo queste pagine troveranno la spinta per continuare o per cominciare a dare il loro prezioso aiuto, saranno certamente ricompensati dall affetto e dalla riconoscenza dei loro figli e nipoti. Chiudersi nel proprio dolore o rancore fa solo male e rimane un atteggiamento sterile. Al contrario, trasformare poco a poco la propria sofferenza in dedizione, può allargare e ringiovanire il cuore ormai stanco e sfiduciato: può, almeno, offrire un tenero ricordo - per chi resterà quaggiù - di una tenerezza unica e insostituibile. Vi pare poco?
Chiediamola insieme questa tenerezza, per tutti, ma in modo speciale per i nonni, a quel Bambino che viene e che solo sa trasformare “i nostri cuori di pietra in cuori di carne”.
- Mariangela Bertolini, 1997