«Ilmio compagno di banco» è il titolo del tema che quest’anno a scuola non verrà assegnato. La novità di questo autunno 2020, stravolto dal covid-19, da un’interruzione forzata della frequenza in persona, dalla scoperta della didattica a distanza e del progresso della tecnologia è rappresentata dai banchi monoposto. Per quest’anno niente tentativi di copiare, nessuna formula sussurrata a mezza bocca o scritta rapidamente a matita sul banco, niente pacche sulle spalle dopo un’interrogazione andata male o abbracci per un compito ben riuscito. Sarà una sensazione nuova, strana, che caratterizzerà questa “generazione covid”, ma non per tutti sarà una novità.
I bambini con disabilità vivono immersi in un mondo di adulti, camici bianchi e verdi, mascherine, sale d’attesa e visite mediche. La scuola rappresenta l’unico momento di confronto con i coetanei, di gioco, di crescita alla pari, la possibilità di osservare ed emulare per giocare e non per esercizio, eppure spesso gli studenti con disabilità hanno compagni di banco part-time, quando ce n’è uno.
Non ricordo chi era seduto accanto a me alle elementari e alle medie. Ricordo Mattia al liceo scientifico che fu scelto per me dagli altri.
Ricordo Mattia al liceo scientifico che fu scelto per me dagli altri.
Il comico con spasticità David Anzalone ha raccontato l’assegnazione dei posti il primo giorno di scuola della sua prima elementare, riassumendola con una battuta: «Alla fine eravamo rimasti io e il termosifone, che a settembre è anche spento». Io stessa non ricordo i miei compagni di banco delle elementari e delle medie, il primo di cui ho memoria è Mattia che ha condiviso con me il primo anno di liceo scientifico. Era il primo della classe e la mia non era stata una scelta, ma una necessità, perché lui portava per sua volontà tutti i libri, sempre, e consentiva a me di scegliere cosa portare diminuendo così il peso dello zaino.
Mattia fu scelto per me da altri, dagli adulti, perché era seduto al primo banco vicino alla porta e alla lavagna. E anche perché il primo giorno di scuola ero arrivata in aula per ultima, non perché avessi fatto ritardo, ma perché uno studente con disabilità il primo giorno di un ciclo trascorre la maggior parte del tempo a conoscere i suoi adulti di riferimento: l’Aec e gli operatori scolastici. I compagni di classe possono aspettare.
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Quest’anno la sensazione di straniamento e solitudine è di tutti, in aule che sembrano più scacchiere, dove viene insegnato a rispettare la distanza di sicurezza, a lavarsi le mani, disinfettarsi con il gel e indossare la mascherina per girare nei corridoi in fila indiana a più di un metro l’uno dall’altro. Sperando che un nuovo lockdown non costringa nuovamente tutti dietro uno schermo a seguire la didattica a distanza.
Potrebbe essere un’occasione per capire, immedesimarsi, una sorta di anno sabbatico, durante il quale adulti e studenti potrebbero mettersi per un po’ nei panni di quei compagni diversamente abili, e magari, il prossimo anno, presentarsi il primo giorno di scuola con la voglia di sedersi accanto a quel compagno con abilità diverse che si potranno scoprire durante i lunghi mesi di lezione. Per scoprirlo, appuntamento a settembre 2021.
