Con tutte le mie forze: Special Olympics Youth Games

Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”. Questo è il giuramento dell’atleta Special Olympics
Con tutte le mie forze: Special Olympics Youth Games
Con tutte le mie forze - Foto tratta dal programma ufficiale di Special Olimpics - Ombre e Luce n. 96, 2006
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”. Questo è il giuramento dell’atleta Special Olympics che abbiamo di nuovo potuto sentir recitare da circa 1500 atleti da tutta l'Europa e Eurasia qui a Roma durante gli Special Olympics European Youth Games.

È stato l'evento più grande che il nostro paese abbia mai ospitato dedicato alle persone con disabilità intellettiva. Abbiamo seguito con grande piacere l’invito ad assistere all’apertura della manifestazione avendo ancora nel cuore l’atmosfera gioiosa dello scorso anno in occasione dei giochi italiani (v. O.L n.3/05).

Stavolta però c'erano atleti di altri paesi, di lingue e culture diverse, atleti dell’Ucraina, della Turchia, di Malta, della Russia..., ma la gioia e la festosità erano le stesse, perché venivano dal cuore.

Durante la cerimonia di apertura mi avevano colpito la parole di un politico che diceva: “Avete già vinto stando qui...” Lì per lì mi hanno infastidito queste parole, le trovavo superficiali e piene di pietismo e compassione, esattamente quello che questi atleti non vogliono suscitare. Questi sportivi si preparano duramente e seriamente durante l’anno per poi confrontarsi con altri coetanei.

Sono seguiti da istruttori e tecnici specializzati ed esperti come ci spiega la prof.ssa Paola Mengoni, direttore tecnico di Special Olympics Italia. Spesso gli allenatori e tecnici sono ex atleti oppure insegnanti di educazione fisica (con titoli di studio come ISEF) che seguono dei corsi di formazione e specializzazione per poter meglio accompagnare gli atleti non soltanto dal punto di vista sportivo ma più importante forse ancora dal punto di vista umano. La formazione generale è paragonabile con la preparazione sportiva giovanile e il tutto va modulato pensando che si lavora con persone adulte con le quali cambia il modo di relazionarsi. Tra tecnico e atleta, come ci si può immaginare, si istaurano fortissimi legami basati su amicizia profonda, fiducia reciproca e piena collaborazione. Lo sport — dice sempre Paola Mengoni — è quasi una scusa, anche se preparato in modo serio, per far fare un percorso di autonomia al ragazzo. In effetti poi vedendo nei giorni a seguire le varie gare e chiacchierando con diversi genitori degli atleti mi sono ricreduta sulle parole del politico e mi sono convinta che davvero loro hanno già vinto stando qui. Hanno vinto non soltanto qualche gara ma hanno vinto in modo particolare una loro autonomia personale. Sono partiti da casa, lasciando spesso i genitori, per vivere in posti sconosciuti e convivere con situazioni nuove, affrontando situazioni impreviste.

Huberta Pott , 2006

Huberta Pott

Huberta Pott

Nata in Austria nel 1964 e ultima di 9 figli. Conosce Francesco Bertolini e di conseguenza anche Fede e Luce durante un suo anno “sabbatico - post maturità” a Roma e grazie all’amica “storica” Anna…

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