Elisabetta Gabardella, logopedista e interprete LIS, da anni collabora ai gruppi di lavoro per la catechesi delle persone disabili della diocesi di Roma con don Luigi d’Errico e con l’Ufficio Catechistico Nazionale. La sua esperienza con le persone sorde nasce nell’ambito della comunità neocatecumenale di cui fa parte. Sarà presto sposa di Riccardo Calanca, giovane sordo che si occupa del progetto "Kite per i sordi", sport velico nel quale un aquilone è utilizzato per farsi trainare sull'acqua su una piccola tavola da surf.
Hanno raccontato la loro esperienza e presentato i corsi base di LIS avviati da due anni in sette parrocchie romane ad una giornata di formazione sulla catechesi delle persone con disabilità che si è svolta lo scorso aprile e promossa dall’Ufficio catechistico diocesano di Roma del settore per la disabilità, con la direzione di don Andrea Cavallini.
Sentire l’esperienza di Riccardo dalla sua voce di sordo oralista e segnante ci ha dato nuovi spunti di riflessione. I suoi genitori, udenti, hanno preferito per la sua educazione la modalità oralista, per la quale si impara la comprensione attraverso la lettura delle labbra. Il timore per loro era che, solo con la LIS, non imparasse mai l’eloquio e che rischiasse maggiori possibilità di esclusione. Riccardo, ciò nonostante, ha avuto grosse difficoltà: la lettura labiale non è un esercizio privo di fatica e necessita di alcuni accorgimenti da parte di chi parla che non sempre vengono rispettati. A scuola riusciva a seguire le spiegazioni abbastanza bene all’inizio della giornata - anche con l’aiuto di un assistente alla comunicazione - ma, dopo qualche ora, diventava difficile per lui seguire le lezioni e soprattutto i discorsi tra i compagni. In chiesa, la lettura del foglietto con le letture del giorno non bastava a renderlo partecipe della celebrazione: Elisabetta ci ha spiegato che spesso la comprensione testuale per un sordo equivale a quella di una persona con un disturbo dell’apprendimento. Così Riccardo, dopo la Prima Comunione ha smesso di frequentare la chiesa, non coinvolto e annoiato. Ormai grande, si è poi avvicinato alla LIS trovando, ha detto testualmente e molto significativamente, “la pace!”.
Avere la possibilità di una comunicazione così immediata, alla velocità della luce, ha cambiato la sua vita. E anche la sua partecipazione alla vita comunitaria ha avuto un nuovo spessore grazie ad una rinnovata comprensione. Elisabetta spiega bene la sensazione di come possa trovarsi un sordo tra udenti: come se ci svegliassimo al mattino e tutti parlassero nel più antico cinese mandarino, oppure come se tutti tranne noi comunicassero attraverso i segni... ne avremmo certamente una sensazione di isolamento garantita.
Preoccuparsi di formare una base di persone nelle parrocchie che possa essere un primo passo nell’accoglienza delle persone sorde, significa dare la possibilità di entrare a far parte della vita di una parrocchia. Ci sono alcune chiese a Roma dove è possibile seguire le celebrazioni della domenica con un interprete, ma poter essere accolti anche nella propria zona è un bel modo di sentirsi parte della Chiesa, popolo di Dio. Così, ci racconta Elisabetta, nasce l’idea due anni fa di organizzare dei corsi base LIS che promuovessero la sensibilizzazione tra gli operatori pastorali, i catechisti, gli animatori e per tutti quelli che potevano essere interessati.
Perché è così importante non tralasciare questa modalità? “Soprattutto per rompere un circolo vizioso: quello per il quale non ci si è mai preoccupati di accogliere con le giuste modalità le persone sorde perché tanto non vengono in chiesa... ma non vengono in chiesa perché non trovano chi traduca per loro o che faciliti con alcuni strumenti la loro comprensione. La sordità non è visibile come altre disabilità: rischiamo di non accorgerci della loro presenza e per questo trascurare la loro possibilità di percorrere un cammino spirituale cristiano, essenziale per ogni battezzato”. E da diversi anni la LIS viene positivamente utilizzata anche per chi con un grave ritardo comunicativo rischia di non accedere alle competenze così essenziali che maturano in ogni individuo proprio e solo grazie alla comunicazione.
I corsi, ad un costo davvero minimo, hanno riscosso grosso interesse: nelle sette parrocchie dove è stato organizzato - grazie alla disponibilità dei parroci individuati, cinque a Roma e due a Ostia - le classi sono state di circa 25 persone e già altre parrocchie si sono dimostrate interessate o hanno richiesto il secondo anno del corso di primo livello per continuare ad approfondire l’apprendimento della LIS.
Il corso base prevede un’infarinatura sui temi della sordità, sulla LIS e sulla labiolettura, l’insegnamento di parole-segni di uso quotidiano e religioso insieme ad alcune preghiere. Tutto questo proprio per aiutare il primo approccio al catechismo, perché non sia solo un teatrino quello cui partecipa il bambino o la bambina sorda. La loro vita quotidiana, ci dice sempre Elisabetta, non è affatto facile: tra logopedie per parlare bene e studiare per la scuola, hanno poco tempo e facilità per le relazioni sociali. L’utilizzazione della LIS, di fatto e come anche Riccardo ci ha ben trasmesso, rappresenta una chiave di volta per una vera comprensione, partecipazione e consapevolezza. Riccardo che ora è istruttore di kite surf a Ostia, segue anche l’inserimento di ragazzi sordi in gruppi misti: si è reso conto sulla propria pelle di quanto importante fosse avere un interprete che mediasse con gli altri quando, inserito lui stesso in un gruppo di pari e udenti, riceveva - probabilmente nella massima buona fede - solo richieste di avvenuta comprensione con un pollice alzato interrogativo. Meglio di niente? Certo, ma forse davvero poco coinvolgente.